Come funziona la dieta chetogenica? (parte 3)

Come funziona la dieta chetogenica? (parte 3)

Dieta chetogenica e pH nel sangue

Il pH misura l’acidità di una soluzione acquosa. Un pH pari a 7 indica una soluzione neutra, un valore inferiore a 7 una soluzione acida, un valore superiore a 7 una soluzione basica. I processi metabolici sono influenzati dal pH del mezzo in cui avvengono. Un gran numero di processi regola il livello di acidità dell’organismo, in particolar modo il pH del sangue viene mantenuto in un ridottissimo intervallo di valori compresi tra 7,35 e 7, 45: il sangue è leggermente basico.

I corpi chetonici sono degli acidi e, nella prima fase della chetosi, possono provocare una leggera riduzione del pH ematico, che si stabilizza rapidamente e viene mantenuto su valori normali almeno fino a quando la concentrazione dei corpi chetonici non superi 10 mmol/l. La tanto temuta acidificazione del sangue che dovrebbe essere causata da una dieta chetogenica è quindi un effetto transitorio che non va assolutamente confuso con quanto accade in situazioni patologiche.

Come funziona la dieta chetogenica: i punti fondamentali

La dieta chetogenica ha come obiettivo quello di favorire l’utilizzo dei grassi come substrati energetici, sfruttando meccanismi fisiologici che probabilmente riflettono un adattamento che permette di mantenere il cervello ben nutrito quando i carboidrati non sono disponibili. Perché si possa instaurare una condizione di chetosi sono necessarie alcune condizioni:

  • l’apporto di carboidrati con la dieta deve essere molto ridotto, inferiore ai 30 grammi al giorno, mentre è consigliabile che l’apporto di grassi aumenti, in modo da favorirne l’utilizzazione da parte dell’organismo;

  • in queste condizioni le scorte di glicogeno epatico si riducono notevolmente nel giro di una dozzina di ore;

  • il rapporto insulina/glucagone si sposta decisamente a favore del secondo;

  • gli acidi grassi vengono rilasciati dal tessuto adiposo;

  • gli acidi grassi a livello del fegato sono convertiti in corpi chetonici;

  • i corpi chetonici e gli acidi grassi divengono i substrati utilizzati dalla maggior parte dei tessuti;

  • il fegato produce anche glucosio, attraverso un processo, la gluconeogenesi, che utilizza come substrati alcuni aminoacidi, il glicerolo e l’acido lattico. Il glucosio è destinato al cervello e a pochi altri tessuti che lo utilizzano in via preferenziale;

  • dopo una ventina di giorni l’adattamento dell’organismo alla chetosi è massimo: muscoli e organi utilizzano soprattutto acidi grassi, mentre i corpi chetonici sono destinati soprattutto al cervello, assieme ad una modesta quota di glucosio ricavata tramite gluconeogenesi.

Durante una dieta chetogenica il nostro corpo brucia essenzialmente grassi, con contributi modesti degli altri substrati. Questo crea condizioni metaboliche particolari in molti tessuti che sono alla base dei diversi effetti osservati per questa dieta, dal dimagrimento alla riduzione della frequenza degli attacchi epilettici in pazienti pediatrici. La maggior efficienza nell’utilizzare grassi la rende anche adatta ad essere utilizzata nella fase di preparazione per diversi sport di endurance.

 

Breve storia della dieta chetogenica

I primi cenni storici di quella che poi sarà denominata dieta chetogenica li ritroviamo nella seconda metà del 1800. Difatti in un opuscolo pubblicato nel 1864 in Inghilterra, scritto da tale William Banting, intitolato “Una lettera sulla corpulenza” vengono riportati i principi base di questa dieta. Il sig. Banting, alto poco meno di 1mt 60cm e dal peso di 92kg, racconta di come dopo innumerevoli tentativi falliti, abbia finalmente trovato la soluzione (alla perdita di peso e alle patologie ad esse collegate) eliminando dalla sua alimentazione, pane, latte, zucchero, birra e patate.

Il suo opuscolo vendette circa 50.000 copie.

Gli studi e gli approfondimenti di questa dieta partirono poi dagli anni 20’, con la valutazione degli effetti sull’epilessia infantile. Furono in seguito gli studi pioneristici del prof. Blackburn dell’università statunitense di Harvard negli anni 70’ a dare l’avvio alla diffusione ed applicazione in tutto il mondo del protocollo della dieta Protein Sparing Modified Fasting per la cura dell’obesità. Negli anni 90’ il protocollo Very Low-Calorie Ketogenic Diet fu adottato presso l’ospedale John Hopkins di Baltimora.

Nel 1993 la prestigiosa rivista scientifica dei medici americani JAMA certificò il riconoscimento del protocollo dietetico da parte del ministero della salute. Milioni di persone da allora sono state trattate con successo, tanto da convincere alcuni governi a scegliere la dieta chetogenica nelle campagne di prevenzione delle patologie metaboliche. L’ADI, associazione di Dietetica e Nutrizione Clinica, nel 2014 ha proposto la Dieta Chetogenica come terapia per l’obesità, oltre che per una serie di altre patologie su base metabolica.

Dopo quasi 100 anni, si continuano a studiare le applicazioni della dieta Chetogenica nella medicina.

Nonostante le sue antichissime origini, ad oggi, possiamo quindi considerarla la dieta dei nostri giorni.

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